La paura appare come una questione tipicamente umana: essa struttura, oggi come in tutta l’età moderna, l’autorappresentazione che il soggetto produce di sé e, di conseguenza, del mondo che lo circonda. Nell’epoca globale essa ritorna al centro della riflessione di buona parte delle scienze umane e sociali declinata principalmente attraverso le categorie di rischio e sicurezza. Di fronte alla rivoluzione tecnologica e informatica, all’aumento esponenziale della specializzazione dei saperi, alla complessità politica e sociale che dà forma ai modi di vita individuali e collettivi, i modelli oggi disponibili per il suo contenimento e la sua gestione appaiono insufficienti.
Ciò che la letteratura storico-politica, sociologica, politologica e filosofica su questo tema mettono in rilievo è che la questione del rischio si è trasformata nella nostra epoca in una percezione diffusa, per certi versi artatamente costruita dai diversi “operatori della sicurezza”, che risulta quasi slegata da fattori effettivi e reali di rischio. Essa viene così a strutturare attivamente il comportamento degli attori individuali e collettivi delle società occidentali, alimentando – in una sorta di circolo vizioso – una rappresentazione sociale e politica tesa alla sicurizzazione e immunizzazione di ogni ambito della nostra vita privata e pubblica. Continua
È un ciclo di incontri in cui si discute, tra storia e antropologia, sociologia e arte (e la letteratura in particolare), delle emozioni legate alle paura e di come questa sia stata utilizzata, dai secoli scorsi fino ai nostri giorni, al fine di provocare una reazione emotiva individuale e collettiva.
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27 ottobre - 15 dicembre 2009
ore 17.00
Sala dell’Aquila
Via Galliera 26 - Bologna